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L'ELEFANTE DI PIETRA

Ci Thorno

01 Giugno 2020

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La fantasia popolare individua spesso delle figure zoomorfe o antropomorfe nelle rocce o nei paesaggi; nella gran parte dei casi nessuno mette in dubbio l’azione dell’attività esogena della natura nella conformazione di queste figure.

Caso diverso è invece quello dell’elefante di Campana e delle rocce del sito dell’Incavallicata.

Il sito di cui parliamo è ubicato in prossimità del paese di Campana, un paese della Presila Cosentina, situato a metà tra il mare e la montagna, a circa 600 metri di altitudine.

L’elemento più interessante, e discusso, di questo sito è un’enorme masso roccioso “scolpito” che prende le sembianze di un grosso elefante. Prossimo ad esso si trova un secondo blocco che l’immaginazione vuole assumere le forme dei piedi di un enorme guerriero seduto.

L’area dove è ubicato questo monumento è chiamata, localmente, Incavallicata; il Comune di Campana ha tutelato l’area costruendo attorno ai blocchi rocciosi un grazioso parco pubblico, in virtù del fatto che le rocce e le grotte circostanti sono diventate, fortunatamente, una meta del turismo culturale.

Tutto questo grazie alla diffusione dell’interesse del sito effettuata dai media: si veda ad esempio una vecchia puntata di Gaia (qui) o dei Turisti per caso (qui). Anche la carta stampata ha dedicato all’argomento diversi articoli, sia sulla stampa locale che nazionale.

 

La presenza delle rocce dell’Incavallicata e la curiosità attorno alla loro origine erano note già Medioevo; una delle prime attribuzioni sull’origine della figura zoomorfa dell’elefante viene fatta da Carmine Petrungaro che ricorda lo sbarco di Pirro con gli elefanti al seguito nel 281 a.C., ipotesi suggellata dal rinvenimento di monete e resti archeologici esposti al Museo di Reggio Calabria.

Domenico Canino, archeologo ed esperto di storia locale, riporta all’epoca megalitica la realizzazione dei manufatti, ma non mancano però gli studiosi che attribuiscono agli agenti esogeni questa “opera d’arte”.

La prima roccia ha un’altezza di circa 5 metri, comprendendo la base rocciosa. Osservandola da un lato è ben visibile la lunga proboscide e le due zanne. La seconda pietra è meno “leggibile”, nonostante sia più grande, circa 6 metri: chi ci identifica i piedi di un guerriero, chi un orso, chi un cane. Chiaro che se venisse confermata l’origine “umana” della scultura ci troveremmo di fronte alla scultura preistorica più grande d’Europa.